blog Acrilico
Una nuova Babele del linguaggio
di Maurizio Sciaccaluga

Nell'arte Mauro Marcenaro cerca una strada, vorrebbe rintracciare un codice
con cui poi misurare e spiegare il mondo. Nell'universo complesso della
pittura
gestuale, immediata e passionale, desidera trovare quel decoder capace di
decrittare i segni confusi e contraddittori lanciati dalla società
contemporanea.
Poiché però la sua ricerca è fatta di tratti e compiture informali, di tuffi
senza rete nell'astrazione, d'immersioni in apnea nel corpo denso e
pericoloso
della materia - dunque non segue una via univoca, non può essere controllata
e calibrata a tavolino ma deve essere lasciata libera d'esprimersi senza
regole - la strada che gli si para sempre davanti finisce per essere
tortuosa,
incerta, priva d'una meta apparente. Lo è a tal punto che l'autore, di
fronte
alla difficoltà d'ordinare e comprendere l'universo, ha deciso di
concentrarsi
proprio su questa tortuosità, sull'incertezza del cammino e del significato,
sulla necessità o meno del darsi una meta ultima e definita. Le sue tele
sono così diventate - pur continuando a indagare il mondo e i suoi simboli,
pur cercando ancora di motivare, nei limiti angusti del telaio, le logiche
dell'infinita realtà esterna - un monumento alla complessità, uno studio
accurato sull'impossibilità umana di scegliere e di direzionarsi. In un
groviglio
di colori che lottano per impossessarsi del quadro, che ne coprono altri
per poterne assorbire le vibrazioni e la luce, nei lavori di Marcenaro si
fanno largo grandi frecce direzionali che spingono l'interesse
dell'osservatore
in giro per la composizione, che, apparentemente, gli indicano un punto
focale
su cui concentrarsi. Ma le frecce in questione si contraddicono una con
l'altra,
spingono in direzioni opposte con uguale intensità, piuttosto che produrre
un itinerario di sguardi capace di districare dalla complessità del creato
mirano a generare un ingorgo. Un gigantesco (a prescindere dalle dimensioni
dei lavori) ingorgo di domande, risposte, sollecitazioni e soluzioni. Se
la composizione informale del passato mirava, grazie anche al suo background
storico, a sostituirsi alla potenza evocativa del mondo, a dare vita a
un'alternativa
passionale, emotiva e sensuale dell'universo reale - e per questo nasceva
in opposizione alla figurazione, si nutriva di una presunta diversità
rispetto
a quanto osservato e conosciuto al di fuori di quelle particolari tele -
 il pittore genovese punta a fondere il suo informale con le pulsazioni
incongrue
della vita contemporanea, con i segnali incompatibili e spiazzanti lanciati
quotidianamente sul palcoscenico dell'esperienza vera e vissuta. Lo stridìo
di tinte che combattono tra loro ma non riescono a dominare una sull'altra
(producendo così un gioco quasi psichedelico di dominanti), lo scontro di
segni - le frecce - che vorrebbero evidenziare parti differenti del quadro
e portare gli spettatori altrove, l'idiosincrasia evidente tra le immagini
sacre e una rappresentazione astratta che riprende lo stile ingenuo e
intenso
delle incisioni rupestri traducono sulle tele quella confusione di regole,
linguaggi e desideri che domina oggi la civiltà del terzo millennio. Lo
scontro
tra culture, l'incomprensione programmatica, la nuova Babele dei linguaggi
tecnologici producono, in ogni istante, un nuovo cortocircuito in chi tenta
di capire la vita d'oggi, ed è proprio su questo cortocircuito che si
concentra
Marcenaro. I suoi lavori sono il frutto di un incontro inatteso e
indesiderato,
dell'impossibile fusione tra poli positivi e negativi, tra flussi opposti:
in ogni quadro è rappresentato il caos generato dall'incontro e dalla
fusione
di codici differenti e incompatibili. Alle simbologie divine e divinatorie
l'artista oppone la semplicità di un segno primitivo e immediato, poi
osserva
come - su una composizione in movimento, dove il colore non smette di
vibrare
e le compiture paiono cercare sommessamente un equilibrio - i due pesi
gravino,
in modo diverso, sull'insieme. Quando incolla le immagini sulla tela fa in
modo che il movimento dei segni elementari che le accompagnano
intensifichino
il senso mistico delle figure, poi rimane a guardare come pennellate e
Madonne,
gestualità immediata e culto del sacro, possano di continuo avvicinarsi e
allontanarsi, attrarsi e respingersi. Quella dell'artista ligure è una
soluzione
sempre paradossale: partito per comprendere e spiegare il mondo, Marcenaro
ha ora deciso di arrendersi ad esso, di trasformare la sua ricerca in una
cartina tornasole capace di evidenziare quelle tensioni che dominano
ovunque,
in ogni luogo reale o figurato.
Non si tratta però di una poetica del caos. L'artista non raffigura la
materia
ribollente da cui poi genererà la forma, non punta l'obiettivo su quel magma
fluido da cui in futuro potrebbero compatterarsi figure e toni. I lavori
del pittore, al contrario di quanto possa sembrare, sono estremamente
ordinati
e calibrati, non narrano un ipotetico inizio ma un'imminente fine. Non
parlano
della confusione delle origini ma della cercata, desiderata, voluta e
auspicata
tensione che regge ora la civiltà contemporanea. Non il caos, ma un
miscuglio
di linguaggi, segni e simboli perfettamente funzionali che, insieme, confusi
gli uni agli altri, non possono far diversamente che creare un labirinto
inestricabile. Non c'è un disordine primigenio sulla scena, ma un disordine
attuale, provocato da codici entrati in conflitto. Marcenaro assume segni
e forme comuni, poi - come in una ricezione televisiva impazzita, in cui
i decoder si cambiano di posto e i telecomandi interagiscono senza costrutto
- li decritta e utilizza fuori posto, con uno stile compositivo che ricorda
un velocissimo zapping. Ogni immagine, ogni segno, si propone e
s'interrompe,
dialoga con chi non lo capisce, si scontra con chi percorre la sua direzione
in senso opposto. Il senso profondo delle opere dell'artista è questa
sensazione
perenne di confronto irrisolto, di discussione tanto accesa da aver perso
perfino gli spunti iniziali. A differenza di tantissimo altro informale,
di tanta parte dell'arte astratta, Marcenaro non descrive gli elementi e
la materia nell'attesa che diano vita a un mondo; parla di un mondo che,
per le troppe contraddizioni, per l'incapacità di comprendere e accettare
la diversità, sta tornando ad essere materia pulsante. Solo materia
pulsante.